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VISITA AL PICCOLO COTTOLENGO DI TORTONA: UN VIAGGIO PER CONOSCERE GLI ALTRI E SE STESSI!

La classe 4AR dell’I.I.S. Marconi decide di andare a trovare un compagno con disabilità al Piccolo Cottolengo e a conoscere la sua famiglia di tutti i giorni.

Mercoledì 17 aprile una buona percentuale della classe 4AR, nel primo pomeriggio, si è recata presso il Piccolo Cottolengo di Tortona al fine di incontrare uno studente della stessa classe, Jonathan, che abita nella struttura ma anche per conoscere tutti i suoi amici.

Il Piccolo Cottolengo “Don Orione” di Tortona nasce da un invito all’accoglienza, rivolto da don Carlo Sterpi, nel 1940, ad un laico generoso, il signor Paolo Pedevilla    che mette a disposizione i locali della sua spaziosa abitazione, alla periferia di Tortona, per un gruppetto di orfani e disabili provenienti da Genova, e bisognosi di un più sicuro riparo dalle insidie del secondo conflitto mondiale, che stava mettendo in ginocchio l’Italia. Oggi, il Piccolo Cottolengo è situato nel rione San Bernardino, ai piedi del Santuario della Madonna della Guardia e costituisce un singolare centro di carità.

Le Piccole Suore Missionarie della Carità di Don Orione sono attente ai bisogni dei piccoli ospiti, attraverso le più moderne strutture mediche e psicopedagogiche, aiutate da numerosi dipendenti e da un gruppo nutrito e fedele di volontari che, quotidianamente, con carità e dedizione, presta la sua opera. La struttura ospita circa 40 ragazzi che variano da disabilità meno gravi fino a, purtroppo, casi ancora da scoprire. Inoltre è uno dei pochi centri che possono accogliere anche bambini fin da un mese di vita.

La visita è iniziata con l’accoglienza da parte di due educatrici che, grazie all’ausilio di video e spiegazioni, ci hanno introdotti, anche mentalmente, al luogo. Una frase che mi ha colpito molto, che è anche il “motto” del Piccolo Cottolengo, è: “La porta del Piccolo Cottolengo è sempre aperta; a chi entra non domanda se abbia un nome, una religione, ma soltanto se abbia un dolore, perché la nostra carità non serra porte” di Don Orione. La visita è proseguita con un’interessante, ma anche onerosa, ispezione della struttura; difatti, oltre alle stanze e ai luoghi comuni in cui le educatrici insegnavano e collaboravano con i ragazzi attraverso la musica e lo sport, abbiamo conosciuto quasi tutti i ragazzi della “grande famiglia”.

Il bellissimo pomeriggio è terminato con un breve rinfresco preparato da ambo le parti e, durante esso, abbiamo conversato con le educatrici e con alcune ragazze diversamente abili che erano presenti.

Oltre alla contentezza di tutti i ragazzi, ma in particolare di Jonathan, per esserci recati in “casa sua”, noi stessi ne siamo usciti migliori. Sicuramente la difficoltà nei rapporti è visibile e il senso di angoscia e umanità imperversa nel vedere tutti quei ragazzi che hanno bisogno di qualcuno anche per i movimenti a noi più semplici, ma ciò che veramente rimane è la forza: una sorta di energia che è presente in tutta la struttura ed è possibile sentire in ogni angolo di essa. Personalmente, una scena che mi ha veramente colpito e che, forse, non dimenticherò facilmente è rappresentata da un’educatrice e da una ragazza. Durante la spiegazione all’inizio della visita una delle due educatrici era di fianco alla ragazza con disabilità e mi è rimasto impresso il modo in cui colloquiavano e sorridevano, soprattutto l’educatrice, come se fossero amiche per la pelle.

Luigi Grillo, 4 AR Amministrazione, Finanza e Marketing

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